22 Marzo 2025
L’Altravoce il Quotidiano

Andare via dal recinto patriarcale della guerra

di Franca Fortunato


In questi tre anni di guerra in Ucraina, più volte la paura di essere sull’orlo di una terza guerra mondiale atomica si è materializzata e adesso, che si apre qualche spiraglio per porne fine, quella paura riprende corpo di fronte a un’Europa che parla di riarmo e non di disarmo, di guerra e non di pace, di inimicizia e non di distensione. «L’Europa se vuole evitare la guerra deve prepararsi alla guerra», dice Von der Leyen, chiedendo ai Paesi europei di spendere per “difenderci” e per una “pace attraverso la forza”. La rappresentante della politica estera europea, Kaja Kallas, dichiara che lo scopo del riarmo è mostrare i muscoli a Russia e Cina; nel mentre il Parlamento tedesco, cambiando la sua Costituzione, approva un piano di riarmo che va dai 1000 ai 1700 miliardi per i prossimi dieci anni e Macron e il suo collega britannico offrono lo scudo nucleare. Cosa fare in questa follia collettiva? Cosa fare con le donne che si credono uomini? Più volte in questi tre anni di guerra ho cercato orientamento nelle parole di donne come Virginia Woolf a cui anche oggi, su queste pagine, sento il bisogno di tornare per non essere sopraffatta dalla paura e dal disorientamento che imperversano. Nel 1938 nel saggio Le tre ghinee, scritto in risposta a uno scrittore suo amico che le aveva chiesto di unirsi alla sua Associazione per fermare il fascismo e prevenire la guerra di cui si cominciava a parlare, rivolgendosi alle donne lei scrisse: «Dove ci conduce il corteo degli uomini colti? Pensare, pensare, dobbiamo. Noi non dobbiamo mai smettere di pensare dove ci conduce quel corteo». Pensare, pensare dobbiamo per prendere coscienza che, ieri come oggi, seguire quel corteo ci porta solo alla guerra. Pensare, pensare dobbiamo per tornare a quel sentimento di “estraneità” alla guerra che lei ci ha lasciato come insegnamento. «Combattere è sempre stata un’abitudine dell’uomo, non della donna […]. Come possiamo comprendere un problema che è solo vostro, e, quindi, come rispondere alla domanda, in che modo prevenire la guerra? Non avrebbe senso rispondere basandoci sulla nostra esperienza e sulla nostra psicologia: che bisogno c’è di combattere? È chiaro che dal combattimento voi traete un’esaltazione, la soddisfazione di un bisogno, che a noi sono sempre rimaste estranee». Tornare a quel sentimento di estraneità è quello che ha chiesto la femminista Alessandra Bocchetti nell’incontro di sole donne del 22/23 febbraio scorso a Roma. «Sentimento di estraneità che ci fa dire che questa storia non è la nostra storia anche se sempre ne siamo state travolte e a volte ne siamo complici. Bisogna avere il coraggio di dirlo. Questa è la storia degli uomini […] il cui principio ordinatore è la forza […] la cui massima espressione è il potere». Storia di uomini, storia del patriarcato dal cui «recinto è terribilmente faticoso portare fuori le donne» e anche gli uomini che guardano alla guerra come unico scenario futuro. «È ora di andare via» dicono le donne col numero speciale della rivista Via Dogana pubblicata in occasione del cinquantenario della nascita della Libreria delle donne di Milano. È ora di andare via dal pensiero maschile della guerra, della forza e delle armi come ha chiesto, con parole diverse, anche papa Francesco nella sua lettera al Corriere della Sera. «Dobbiamo disarmare – ha scritto – le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra».

Andare via dal patriarcato, come insegna la storia del femminismo della differenza sessuale, storia poco conosciuta o mal insegnata alle nuove generazioni, non vuol dire indifferenza ma guadagnare uno sguardo libero sul mondo, orientato dall’amore per la madre, per la donna, generatrice di vita e non di morte. Pensare, pensare dobbiamo, donne e uomini, per come fermare la folle corsa al riarmo, prima che sia troppo tardi.


(L’Altravoce il Quotidiano, rubrica “Io Donna”, 22 marzo 2025. L’Altravoce il Quotidiano è il Quotidiano del Sud che ha cambiato nome)

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